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L'ASSOCIAZIONE PSYCHE dal 2008 si occupa di sostegno psicologico, psicoterapia, trattamento DSA, Perizie e Grafologia, Perizie in tribunale, EMDR, Training Autogeno, Mindfulness, Naturopatia, Medicina Naturale Cinese, Auricoloterapia. un'equipe di Professionisti al serio della Persona e del suo Benessere Psico Fisico

chiama i seguenti numeri 3484219186, 0854511472, 3297795801, 3207832652

Associazione Psychè


"Cerchiamo di non guardarci indietro con rabbia o avanti con paura, ma intorno con consapevolezza"
J. Thurber



L’ Associazione Forensics Psychè ONLUS
nasce a Pescara nel 2008 da un  gruppo di soci che condividono gli stessi valori di solidarietà e di attenzione alla persona umana, e che hanno deciso di mettere a disposizione il loro tempo e le loro professionali esperienze per la realizzazione dei progetti e percorsi formativi e psico-educativi rivolti ad aziende e persone.

Sportello d'ascolto          Consulenza psicologica

Lo sportello si configura come un "luogo"di accoglienza e di ascolto della persona, con astensione di giudizio e con garanzia di assoluta riservatezza.
Lo sportello offre una consultazione breve, da uno a tre incontri, in uno spazio privato, finalizzata a condividere con una persona di riferimento la propria situazione problematica. Durante questi incontri, se del caso, verranno ricercate le possibili modalità e eventuali risorse di rete, adeguate al proseguimento del percorso di aiuto. 


TRATTAMENTO, DIAGNOSI, VALUTAZIONE TESTITICA

D.S.A Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DISLESSIA, DISGRAFIA. DISORTOGRAFIA, DISCALCULIA)

l'equipe multidisciplinare dell'associazione, si propone di affiancare le famiglie dei bambini con difficoltà e disturbi specifici dell’apprendimento fornendo informazioni e servizi riabbiitativi  immediate e qualificate rispetto ai percorsi diagnostici e riabilitativi.

si effettuano VALUTAZIONE TESTITICHE DSA, Q.I.,  NEUROPSICOLOGICHE COMPLETE, LINGUISTICHE, con test nuovi standardizzati. 

prove MT, ACMP, BVN, NEPSY, WISC 4, WAIS, NEPSY III, LEITER ,

si effettua trattamento DSA e sostegno scolastico

Psicoterapia famigliare, di coppia, individuale e di gruppo.

 Psicoterapia-significa "cura dell'anima", ha lo scopo di curare disturbi psicopatologici di diversa gravità, che possono andare dal modesto disadattamento o disagio personale fino ad una sintomatologia ben più grave. 

Lo psicoterapeuta offre al proprio paziente un percorso utile ad affrontare differenti forme di sofferenza psicologica, da quelle di grado più lieve a quelle più gravi. La psicoterapia si avvale di tecniche applicative della psicologia e si articola in differenti indirizzi metodologie e strumenti. 

tecniche EMDR, IPNOSI, PSICOTERAPIA INTEGRATA, TRATTAMENTO COGNITIVO COMPORTAMENTALE IN ETA' EVOLUTIVA. 

 TRAINING AUTOGENO E MINDFULLNESS Gestione dell'ansia
e dello stress

Gestire l'ansia e lo stress è possibile attraverso il training autogeno e la mindfulness, yoga . Ogni persona imparerà a vivere il momento presente, a percepire in modo completamente nuovo le delusioni,i fallimenti e i dolori causati dalle nostre o altrui scelte, percependo un cambiamento dentro se stessi e non nelle cose che ci circondano. 

Perizie grafologiche

L'associazione offre perizie grafologiche
in ambito civile e penale.
E' disponibile il CTU o CTP grafologo, regolarmente iscritto alla CCIAA e al tribunale di Pescara il tribunale di Pescara sia come grafologo sia come psicologo con qualifica Mediatore/conciliatore.

Auricoloterapia

L’auricoloterapia è una disciplina terapeutica riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità usata per il trattamento della dipendenza da Fumo, per i disturbi dell’alimentazione (fame nervosa, bulimia, Anoressia, Obesità), per il trattamento dell’ansia, dello stress e della depressione.

Mediazione familiare civile
e conciliatore

La Mediazione Familiare si propone come una nuova e specifica risorsa volta a sostenere i genitori in conflitto durante la fase della separazione e del divorzio.

L'associazione offre la possibilità alla coppia di essere protagonista e responsabile nella gestione del conflitto in un'ottica di continuità genitoriale

 

Naturopatia
e guida all'uso di fiori di Bach

La naturopatia sostiene che è auspicabile prevenire la malattia mantenendo o ripristinando il presunto "equilibrio energetico" della persona. La malattia è, nell'ottica naturopatica, conseguenza di uno "squilibrio energetico"; la correzione di tale squilibrio determinerebbe, a detta dei sostenitori di tale approccio, la scomparsa dei sintomo, con i Fiori di Bach, i Fiori Australiani, e rimedi naturali è possibile curare in maniera naturale molti sintomi.

Psicomotricità
e logopedia

Interventi psicomotori in ambito preventivo ed educativo diretti a promuovere la salute,armonizzare lo sviluppo della personalità,prevenire il disagio infantile.
Gli interventi di logopedia si basano sulla prevenzione,valutazione
e riabilitazione delle patologie della voce del linguaggio orale e scritto e della comunicazione in età evolutiva e adulta.

il direttivo dell'associazione l'Associazione Psychè


Dott.ssa Carmela Di Blasio
Psicologa - Psicoterapeuta
Master in Ipnosi, corso di Specializzazione in EMDR, Corso Biennale Mediazione familiare, Mediatore Conciliatore, Diploma in Grafologia, Corso di Perfezionamento Universitario in Gestione delle Risorse Umane, Master Universitario in Tiflologia, Corso di formazione trattamento congitivo comportamentale per coppie, trattamento nei disturbi della sfera sessuale, operatore Training Autogeno e Mindfullness, psicodiagnosta. Corso di formazione in Neuropsicologia e trattamento DSA. corso di formazione annuale in counselor, corso di formazione il disegno infantile, 
Dott.ssa Chiara Alcini
PsicologaClinica, Psicodiagnosta
Master in Ipnosi Costruttivista, ha frequentato la scuola di Psicoterapia, corso di formazione test rorschac, Operatore Mindfullness..e Training Autogeno, corso Comunicazione efficace.

Dott.ssa Grazia Angelucci
Psicologa specializzata in psicologia clinica.
Ha partecipato al progetto “Educare all’Assertività” per migliorare l’autostima e prevenire il bullismo”, condotto nelle scuole secondarie di primo grado del Comune di Pineto. Volontaria dell’ Associazione Psychè, presta volontariato presso il servizio SIGAD ( Servizio di Inclusione Sociale e Lavorativa dei giovani adulti con disabilità neuropsichica) della Neuropsichiatria Infantile di Pescara









Contattaci il martedi dalle 20,00 alle 22,00 al n. 3297795801il mercoledi dalle 16.00 alle 18.00 al n. 3484219186
oppure inviaci una mail a psicologa.diblasio@gmail.com

Usa il nostro Form
Dove puoi Trovarci



Statuto    dell’  ”Associazione     PSYCHE”,          
-Psicologi    per    la    vita    quotidiana- 

Art.1 – DURATA. L’associazione FORENSICS PSYCHE”, O.N.L.U.S, Organizzazione non lucrativa di utilità sociale, ha durata illimitata.

Art.2 – USO LOCUZIONE ONLUS. La locuzione “organizzazione non lucrativa di utilità sociale” o l’acronimo “ONLUS” dovrà essere usato nella denominazione e in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico.

Art. 3 – SEDE. L’associazione è costituita, nel rispetto del Codice Civile e della normativa in materia, l’associazione di promozione sociale ai sensi della L.383/2000, denominata: “Forensics Psychè ONLUS” con sede legale in Via Passo San Leonardo 17, Pescara.

Art. 4 – SCOPO. L’associazione opera in ambito socio-sanitario e ha come motivo di esistenza il perseguimento di finalità di solidarietà sociale. L’associazione non ha scopo di lucro e si occupa esclusivamente di assistenza psicologica, nasce con la precipua finalità di fornire sostegno alle persone svantaggiate. In particolare il suo obiettivo è: promuovere e salvaguardare il benessere psicologico della persona attraverso attività di: ricerca, informazione, formazione, prevenzione, intervento. Incoraggiare lo sviluppo e la crescita della persona, favorendo una sua integrazione all’interno dei diversi contesti di appartenenza e stimolando le possibilità e le capacità di scelta autonoma e consapevole. Promuovere nuovi modelli di assistenza psicologica, sociale che preservino la salute mentale e che rafforzino l’empowerment della persona.


Promuovere le condizioni affinché si favorisca l’esistenza di una rete sociale, finalizzata al miglioramento della qualità della vita. Operare interventi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria del disagio sociale, sostenendo la persona nelle diverse fasi del ciclo vitale. L’associazione intende per questo realizzare diverse iniziative ed in particolare: realizzare e promuovere progetti, incontri, dibattiti, presentazioni, conferenze, seminari, riunioni informative, azioni e campagne di sensibilizzazione, corsi e stage, workshop, di durata variabile, condotti da professionisti accreditati, utili ai fini del raggiungimento degli scopi di informazione e prevenzione. Tali programmi consentiranno la promozione delle competenze, l’aggiornamento e la formazione continua per operatori dei settori di assistenza sociale e sociosanitaria, istruzione e quanti altri non specificati, per il raggiungimento degli scopi di formazione e di prevenzione.

Realizzare e promuovere servizi psicologici di sostegno, consulenza, prevenzione, riabilitazione, intervento e cura a livello individuale, di coppia, familiare, di gruppo, diretti a persone svantaggiate, volti alla promozione del benessere psico-fisico individuale e sociale. Promuovere e realizzare attività di studio e ricerca in ambito psico-sociale finalizzate ad ampliare le competenze per la prevenzione, il monitoraggio del disagio psicologico in ogni sua forma e per promuovere il benessere psico-fisico. A questo scopo è prevista la realizzazione, l’utilizzo, la standardizzazione, la verifica e la valutazione di strumenti psicologici e psicodiagnostici quali: test, questionari, interviste e strumenti di valutazione a livello individuale e collettivo, volti all’indagine, valutazione e verifica dell’esistenza di fattori favorevoli o sfavorevoli al miglioramento della qualità della vita. Collaborare con enti, associazioni, organizzazioni, istituzioni o altri organismi pubblici o privati con analoghe finalità. E’ fatto divieto di svolgere attività diverse da quelle previste dal presente articolo ad eccezione di quelle ad esso direttamente connesse.

Art. 5 – SOGGETTI. Uno dei presupposti essenziali dell’associazione è quello di perseguire finalità di solidarietà sociale. Per tale motivo, ogni cessione di bene o prestazione di servizi relative all’attività statutari, posta in essere dall’associazione stessa, deve essere diretta ad arrecare benefici a persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche psichiche, economiche, sociali o familiari. Per condizione di svantaggio si intendono soggetti in condizioni di obiettivo disagio, connesso a situazioni psicofisiche particolarmente invalidanti, a situazioni di devianza, di degrado o grave disagio economico-familiare o di emarginazione sociale. E’ fatta salva, in ogni caso, la possibilità di realizzare attività in favore degli associati qualora essi stessi si trovino nelle suddette condizioni.

Art. 6 – SOCI. Gli associati sono le persone fisiche o giuridiche che condividono le finalità dell’Associazione. Gli associati versano all’Associazione, dal momento in cui entrano a farne parte, un contributo annuo nella misura e nella modalità che verranno stabilite dall’assemblea.

Art.7 -  PATRIMONIO. Il patrimonio dell’Associazione è costituito dalle quote dei soci, dai contributi delle Amministrazioni pubbliche statali, regionali, provinciali, comunali e di ogni altro Ente e da ogni altra elargizione volontaria, comprese donazioni e lasciti di beni mobili e immobili.

Art. 8 - RENDICONTO ANNUALE. Relativamente all’attività complessivamente svolta, dovrà essere obbligatoriamente redatto un rendiconto annuale, supportato dalle opportune registrazioni contabili cronologiche, in modo da conferire trasparenza a tutte le operazioni poste in essere relativamente a ciascun periodo della gestione.  Il Presidente, il Consiglio Direttivo ha l’obbligo di redigere il bilancio ogni anno.

Art. 9 - AVANZI DI GESTIONE. Gli utili o gli avanzi di gestione devono essere impiegati per la realizzazione delle attività istituzionali e di quelle ad esse direttamente connesse. E’ fatto espresso divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’Associazione, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge o siano effettuate a favore di altre Onlus che per legge, statuto o regolamento fanno parte della medesima struttura.

Art. 10 -  ORGANI DELL’ASSOCIAZIONE. Gli organi dell’Associazione sono: l’Assemblea dei soci, il Consiglio Direttivo

Art. 11 - CARICHE ELETTIVE. Le cariche elettive dell’Associazione non sono retribuite e sono riservate ai soci ordinari in regola con l’iscrizione. Per tutti gli associati o partecipanti maggiori di età è previsto il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello Statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell’associazione.

Art. 12 - ASSEMBLEA DEI SOCI. a) L’Assemblea è costituita da tutti i soci in regola con il pagamento delle quote sociali indipendentemente dalla qualifica tutti i soci hanno diritto di parola. Solo i soci ordinari hanno invece diritto di voto e di essere votati. Ogni socio ha diritto ad un voto personale, può portare al massimo 5 deleghe, può farsi rappresentare mediante delega scritta da un altro socio ordinario. b) L’assemblea si riunisce: in via ordinaria: su convocazione del Presidente una volta all’anno per approvare il bilancio, discutere e deliberare sulle linee generali e le iniziative dell’associazione, nonché su tutte le questioni poste all’ordine del giorno; ogni due anni per il rinnovo delle cariche sociali; - in via straordinaria: ogni qualvolta che il Presidente lo ritenga necessario, oppure quando almeno un terzo dei soci ordinari ne faccia richiesta scritta al Presidente e inviata ai soci almeno 15 giorni prima della data fissata. d) L’Assemblea è presieduta dal Presidente o da chi ne fa l veci. Essa è valida in prima convocazione con la presenza di almeno due terzi dei soci ordinari, in seconda convocazione qualunque sia il numero dei soci presenti. Essa delibera a maggioranza dei soci ordinari presenti. Per deliberare inoltre su modifiche statutarie o lo scioglimento della Società, è necessaria la presenza e il volto favorevole di almeno tre quarti degli associati. e) I verbali delle riunioni saranno trascritti su apposito libro dal Segretario-Tesoriere che li firmerà assieme al Presidente.

Art. 13 -  CONSIGLIO DIRETTIVO. Il Consiglio Direttivo: si compone di un minimo di 3 ad un massimo di 5 membri, eletti dall’assemblea dei soci; dura in carica tre anni ed i suoi componenti sono rieleggibili; redige i programmi dell’attività sociale previsti dallo statuto; attua le deliberazioni dell’assemblea; elegge: il Presidente, il VicePresidente, il segretario ed eventualmente il Tesoriere ed attribuisce altri incarichi che si rendano necessari per lo svolgimento delle attività sociali; si riunisce, su convocazione del Presidente o su richiesta di almeno un terzo dei suoi componenti, almeno una volta ogni tre mesi e comunque ogni qualvolta il Presidente lo ritenga necessario; le riunioni del Consiglio sono valide se vi partecipano almeno la metà più uno dei suoi membri; delibera a semplice maggioranza e in caso di parità prevale il voto del Presidente; decide autonomamente in ordine ai provvedimenti straordinari da sottoporre poi alla approvazione della prima assemblea successiva; amministra i beni dell’Associazione e delibera le spese di ordinaria amministrazione nella misura che verrà fissata dal regolamento; redige ogni anno una relazione sull’attività dell’Associazione e sulle iniziative da attivare l’anno successivo e stabilisce la quota sociale; formula il regolamento interno da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea; si avvale, qualora lo ritenga opportuno, della collaborazione di esperti, anche non soci dell’associazione. Il Presidente: ha la legale rappresentanza dell’Associazione; presiede il Consiglio Direttivo, vigila perché siano osservate le norme statutarie; provvede a dare esecuzione alle delibere del Consiglio Direttivo. Il Vice- Presidente sostituisce il Presidente, in caso di assenza o di impedimento del medesimo. Il Segretario: redige i verbali delle sedute del Consiglio Direttivo e collabora alle attività amministrative ed organizzative del Presidente. Il Tesoriere, se nominato: cura la tenuta dei libri contabili e dei registri dell’Associazione, nonché la riscossione delle quote sociali e l’amministrazione dei fondi dell’Associazione secondo le norme del Regolamento.

Art. 14 – RECESSO E DECADENZA DEGLI ASSOCIATI. Il recesso da socio e da qualsiasi carica sociale deve essere comunicato con lettera diretta al Consiglio Direttivo, il quale, dopo esame, ne comunicherà l’esito; esse hanno decorrenza dal giorno dell’accettazione, della quale sarà data comunicazione per lettera. Si decade dalla qualifica di socio: quando lo stesso svolga attività contrarie alle finalità statutarie, ovvero per indegnità o per il mancato versamento delle quote sociali. Sulla decadenza decide il Consiglio Direttivo.

Art. 15 – SCIOGLIMENTO DELL’ASSOCIAZIONE. In caso di scioglimento dell’Associazione, l’Assemblea delibererà in merito alla destinazione del patrimonio residuo, dedotte le passività, e nominerà un liquidatore, al quale verranno attribuiti i poteri necessari. In ogni caso, il patrimonio dell’Associazione potrà essere devoluto unicamente ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo di cui all’art. 3 comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge.

Art. 16 – RINVIO. Per tutto quanto non previsto, si applicano le disposizioni di legge in materia

Via Michelangelo 14 - 65124 - PESCARA (PE)


Tel.348 4219186 - 329 7795801
Email forensicspsyche@gmail.com

La nascita di un figlio: la mia coppia non va in pensione

A cura di
Dott.ssa Chiara Alcini
Dott.ssa Carmela Di Blasio
Dott.ssa Federica Mazzatenta
La nascita del primo figlio costituisce una fase importante nella vita degli individui e della nascitafamiglia; segna la transizione da coppia di coniugi a triade familiare; e sarà la riuscita o il “fallimento” di questo passaggio a condizionare fortemente (ma non necessariamente per sempre) l’evoluzione del ruolo di genitore e di quello di coppia.Nella quotidianità familiare i partner si trovano a negoziare il loro ruolo di genitori e quello di coppia coniugale;devono cercare una nuova modalità relazionale, che sembrerebbe riattivare tutta una serie di pensieri e fantasie legati in particolare al proprio essere stati figli, alle modalità relazionali apprese nella propria storia familiare e ritenute più idonee.

Ogni genitore, consapevolmente o inconsapevolmete, nel momento della nascita di un bambino prova sentimenti ambivalenti: oltre alla gioia e alla felicità di avere il bebè, è assalito da dubbi, timori, insicurezze che riguardano da un lato come riuscire a gestire un figlio, dall’altro come preservare la qualità della relazione di coppia.Dunque pardossalmente questo lieto evento può costituire o un momento di grande crescita per la coppia, oppure essere una delle cause di forti crisi nella coppia. Ma cosa c’è dietro la crisi? Ognuno dovrebbe tenere a mente come l’arte di essere genitori comporta una serie di cambiamenti che inducono ad una riorganizzazione della vita familiare, che dovrebbe portare la coppia a non dimenticarsi di preservare uno spazio vitale per sè.Alla base della crisi sembrerebbe esserci un dimenticare che l’essere genitori non mandi in pensione il ruolo di amanti.


La coppia che si è formata prima della nascita dei figli dovrebbe cercare di mantenere uno spazio “segreto” solo per sè; cercare di preservare i tre aspetti fondamentali nella funzionalità della coppia, ossia affettività, socialità, sessualità.Questo perchè ogni persona ha il diritto e dovere di percepire sè stesso come facente parte sia di una famiglia che di una coppia. L’esperienza clinica insegna che troppo spesso si è immersi nel cercare di essere ottimi genitori, dimenticandosi che il figlio è il frutto dell’amore di una coppia che si è costituita prima della sua nascita.


A volte basterebbe ripercorrere nella memoria cosa ci ha fatto innamorare dell’altro, ricordando quei momenti magici che hanno caratterizzato la propria coppia, ritrovando il piacere dei piccoli momenti passati con il parner; o anche semplicemente condividendo un momento di intimità, di interesse comune che esclude il figlio e riguarda solo loro. Compito non facile sembrerebbe anche quello di stabilire dei confini adeguati e calibrati con i figli, e allo stesso tempo con quelle persone significative che intervengono nella crescita del bambino. Non esiste un manuale di “come essere bravi genitori” e soprattutto di “come riuscire a mantere “giovane” una coppia”, certo è che mantenere vivo nel cuore il sentimento che ci ha fatto innamorare dell’altro permette di coinciliare più serenamente l’essere coppia e essere genitori.

La nascita di un figlio: la mia coppia non va in pensione

A cura di
Dott.ssa Chiara Alcini
Dott.ssa Carmela Di Blasio
Dott.ssa Federica Mazzatenta
La nascita del primo figlio costituisce una fase importante nella vita degli individui e della nascitafamiglia; segna la transizione da coppia di coniugi a triade familiare; e sarà la riuscita o il “fallimento” di questo passaggio a condizionare fortemente (ma non necessariamente per sempre) l’evoluzione del ruolo di genitore e di quello di coppia.Nella quotidianità familiare i partner si trovano a negoziare il loro ruolo di genitori e quello di coppia coniugale;devono cercare una nuova modalità relazionale, che sembrerebbe riattivare tutta una serie di pensieri e fantasie legati in particolare al proprio essere stati figli, alle modalità relazionali apprese nella propria storia familiare e ritenute più idonee.

 

Ogni genitore, consapevolmente o inconsapevolmete, nel momento della nascita di un bambino prova sentimenti ambivalenti: oltre alla gioia e alla felicità di avere il bebè, è assalito da dubbi, timori, insicurezze che riguardano da un lato come riuscire a gestire un figlio, dall’altro come preservare la qualità della relazione di coppia.Dunque pardossalmente questo lieto evento può costituire o un momento di grande crescita per la coppia, oppure essere una delle cause di forti crisi nella coppia. Ma cosa c’è dietro la crisi? Ognuno dovrebbe tenere a mente come l’arte di essere genitori comporta una serie di cambiamenti che inducono ad una riorganizzazione della vita familiare, che dovrebbe portare la coppia a non dimenticarsi di preservare uno spazio vitale per sè.Alla base della crisi sembrerebbe esserci un dimenticare che l’essere genitori non mandi in pensione il ruolo di amanti.


La coppia che si è formata prima della nascita dei figli dovrebbe cercare di mantenere uno spazio “segreto” solo per sè; cercare di preservare i tre aspetti fondamentali nella funzionalità della coppia, ossia affettività, socialità, sessualità.Questo perchè ogni persona ha il diritto e dovere di percepire sè stesso come facente parte sia di una famiglia che di una coppia. L’esperienza clinica insegna che troppo spesso si è immersi nel cercare di essere ottimi genitori, dimenticandosi che il figlio è il frutto dell’amore di una coppia che si è costituita prima della sua nascita.


A volte basterebbe ripercorrere nella memoria cosa ci ha fatto innamorare dell’altro, ricordando quei momenti magici che hanno caratterizzato la propria coppia, ritrovando il piacere dei piccoli momenti passati con il parner; o anche semplicemente condividendo un momento di intimità, di interesse comune che esclude il figlio e riguarda solo loro. Compito non facile sembrerebbe anche quello di stabilire dei confini adeguati e calibrati con i figli, e allo stesso tempo con quelle persone significative che intervengono nella crescita del bambino. Non esiste un manuale di “come essere bravi genitori” e soprattutto di “come riuscire a mantere “giovane” una coppia”, certo è che mantenere vivo nel cuore il sentimento che ci ha fatto innamorare dell’altro permette di coinciliare più serenamente l’essere coppia e essere genitori.

Mio figlio adolescente ... che caos in famiglia!

A cura di
Dott.ssa Chiara Alcini
Dott.ssa Carmela Di Blasio
Dott.ssa Federica Mazzatenta

Essere genitori è il lavoro più complesso che ci troviamo a dover svolgere nella nostra vita, e lo diviene ancora di più quando i figli sono adolescenti.Relazionarsi con loro non è certo quanto di più facile esista al mondo. Gli adolescenti, infatti, si trovano in una fase delicata di passaggio tra l’infanzia e l’età adulta, in cui si producono profondi cambiamenti fisici, psicologici, relazionali e sociali.Le modificazioni che avvengono nei ragazzi nel periodo adolescenziale inevitabilmente investono anche la relazione fra genitori e figli e l’intera organizzazione familiare.


L’adolescenza è dunque un periodo che spesso “mette in crisi” non solo gli stessi adolescenti, ma anche i loro padri e le loro madri, assillati, proprio in questa fase della vita, da dubbi e domande sul proprio ruolo educativo.I genitori, spesso si rivolgono a psicologi, psicoterapeuti, medici, amici e talvolta anche a parroci, per cercare uno spazio empatico di ascolto e di supporto, delle indicazioni sulle linee guida o strategie da seguire per aspetti che riguardano la loro figlia/o divenuta ultimamente ingestibile. Frequentemente descrivono l’inizio di una metamorfosi che li lascia impreparati e confusi. Ha nuovi amici con cui esce il pomeriggio, alcuni li conosciamo, altri no. Le sue richieste di libertà sono per noi difficili da accettare, se gli chiediamo di parlare e di confidarsi rimane in silenzio oppure va nella sua camera, perché dice che tanto non capiremmo i suoi pensieri ed i suoi desideri.


A volte ha degli atteggiamenti aggressivi ed eccessivi nei nostri confronti. Non riusciamo più ad avere nessun controllo, sembra poi che io sia diventata per lei un nemico da affrontare. Le parlo ma a volte mi sembra sia meglio tacere e lasciare perdere. Anche con suo padre i rapporti sono tesi e mio marito è scoraggiato perché vede un muro tra se e la figlia. Questa situazione ci sta un po’ disorientando e non sappiamo come comportarci. A questi pensieri seguono i mille interrogativi che invadono la loro mente. ” Com’è che i figli, a partire dall’adolescenza, cambiano così tanto? Sono forse gli amici, la compagnia, la scuola a cambiarli? Come bisogna reagire ai loro comportamenti? Bisogna essere coerenti come genitori è cioè stare fermi sulle proprie decisioni? Ma è vero che anche i genitori devono cambiare? Ma in cosa ho sbagliato? “.


Ma per comprendere meglio questo periodo, bisogna allargare lo zoom sull’intero nucleo familiare, e considerare la metamorfosi che avviene nell’organizzazione relazionale della famiglia in questa delicata fase del ciclo vitale chiamata periodo centrale del matrimonio.La famiglia deve essere in grado di promuovere il cambiamento in tempi brevi rispetto ai periodi precedenti. La metamorfosi infatti è repentina e vistosa; investe in primo luogo il corpo fisico dell’adolescente, e poi, con altrettanto potere trasformativo, l’intero corpo familiare. Deve dunque avvenire una ristrutturazione delle modalità relazionali con i propri figli: il rapporto adulto- bambino si deve trasformare in quello adulto-adulto, ma sempre all’interno della relazione specifica genitore-figlio. Ciò significa che i genitori pur dovendo mantenere ancora l’importante ruolo educativo fornendo regole e valori, dovranno iniziare a lasciare ai ragazzi una maggiore autonomia; cercando di mantenere con il figlio uno spazio di condivisione, ascolto e comunicazione empatica e non giudicante.


Se guardiamo l’adolescenza con gli occhi del ragazzo, inevitabilemente dobbiamo considerare la valenza che questo periodo ha nella sua crescita e formazione. Incosciamente, il ragazzo vive l’adolescenza con sentimenti ambivalenti: se da un lato desidera essere adulto e autonomo, dall’altro ha bisogno ancora della guida dei genitori. È come se si ritrovasse ancora “bambino” in un corpo da adulto. In questa fase di ribellione egli frequenta maggiormente i coetanei, si crea nuove amicizie; si sperimenta all’interno di relazioni sentimentali; inizia a confrontare le regole ed i valori della famiglia con quelli del mondo esterno, e a mettere in discussione regole e miti familiari.


Per un adolescente gestire questa complesso intreccio di cambiamenti fisici, psicologici e relazionali non sempre è facile, ed è proprio in questo periodo che possono insidiarsi i primi segni di disagio giovanile, che, se preventivamente decodificati, possono essere facilmente superati. Dal punto di vista dei genitori questo periodo li porta a dover gestire momenti di forte conflittualità familiare, in cui esiste il rischio che il rapporto genitori-figli possa bloccarsi, senza che ne l’ uno ne l’altro siano in grado di ristabilirlo. Nella fase centrale del matrimonio inoltre c’è una focalizzazione sia sui temi della vita coniugale che su quelli della carriera lavorativa. La coppia coniugale in questo periodo ha maggior tempo da dedicare a sè stessa: finalmente inizia a riappropriarsi di spazi fin’ora occupati dai loro figli.

Questo cambiamento non sempre viene vissuto con serenità poichè può accadere che, immerse esclusivamente nel ruolo genitoriale, la coppia non si riconosce più come tale. A livello lavorativo,può accadere che il marito o la moglie di solito si trovano in un periodo della loro carriera in cui o ci si accorge di non aver realizzato le aspettative giovanili e per questo insorge l’insoddisfazione che si ripercuote sulla famiglia e nel rapporto di coppia; oppure al contrario si può essere arrivati all’apice della carriera, ci si sente più attraente e seducenti, ma il partner si relaziona a noi con le stesse modalità relazionali. Spiegare in poche righe il mondo celato dei cambiamenti adolescenziali è impresa impossibile, certo è che coglierne gli aspetti principali permette di affrontare con maggiore consapevolezza e sicurezza un periodo delicatissimo della vita familiare. L’essere genitori è un’ arte che ognuno impara per tentativi ed errori.

Con te sto male, ma senza di te sto ancora peggio!

A cura di
Dott.ssa Chiara Alcini
Dott.ssa Carmela Di Blasio
Dott.ssa Federica Mazzatenta

Un tempo la separazione era considerata un disonore: il matrimonio rappresentava un valore sacro, e qualsiasi sepcosa accadesse la coppia, nella buona e nella cattiva sorte, doveva rimanere insieme, e portare in piena solitudine il peso di una rapporto poco gratificante, dove erano presenti poche aree di piacere, di interesse, poca buona vita insieme e pochi giochi.Nel tempo la visione della separazione si è modificata, anzi, ahimè, troppo spesso ci si trova di fronte a coppie separate anche solo dopo pochi mesi dal matrimonio.

 

Il divorzio o la separazione sono, per definizione, sono eventi traumatici, infatti nessun matrimonio sereno finisce con la separazione: si tratta quindi dell’epilogo doloroso di una situazione estremamente complessa. I motivi che spingono una coppia a separarsi possono essere molteplici; e quando la salute della coppia è gravemente compromessa dal disaccordo, quando tutti i tentativi fatti per ricostruire il legame non hanno avuto esito positivo, a volte la separazione può essere l’unica soluzione. E con la separazione i coniugi si trovano a fare i conti sia con la chiusura di una storia d’amore, questione di per sé già abbastanza difficile; sia con la fine di un progetto di vita creato a fianco di una persona, e su cui si è investito molto a livello affettivo, emotivo, relazionale, ma anche nei piccoli momenti della vita quotidiana. Ed ecco che le conseguenze di un divorzio toccano quasi tutti i lati della nostra esistenza.


Sul piano psicologico il divorzio è considerato una perdita affettiva importante che racchiude in sé tante altre perdite (economiche, pratiche, sociali, familiari, ecc), ed in quanto tale è in grado di scuotere in modo profondo l’identità e l’autostima. La dinamica relazionale della separazione coinvolge entrambi i partner. Da un lato, la persona che decide di interrompere la relazione si trova a fare i conti con il peso della responsabilità della decisione, e la sua mente è invasa dal dubbio di aver fatto la scelta giusta, e dai sensi di colpa; dall’altro, chi viene lasciato, emotivamente maggiormente coinvolto, vive una dolorosa esperienza di abbandono e di rifiuto che può intaccare in modo molto profondo l’autostima e la fiducia nell’amore e nel futuro.


Talvolta il dolore è feroce, paralizza e annienta, può togliere il sonno e l’appetito, oppure al contrario fa mangiare e dormire senza tregua; ma ognuno di noi nella propria vita ha sperimentato il sollievo e la lenta cura del tempo. Quando il lutto che consegue la fine di un rapporto significativo viene superato, si è in grado attribuire nuovi significati alla passata relazione, dando valenze diverse a situazioni che ci apparivano insuperabili. Tutte i rapporti, anche quelli più negativi e più autodistruttivi, hanno qualcosa da insegnarci, anche solo a diventare più consapevoli dell’importanza della propria serenità personale. E quando nella separazione ci sono i figli? Ciò che rende però ancora più delicata la separazione è la presenza dei figli. La coppia coniugale non esiste più, ma la coppia genitoriale sarà presente per tutta la vita. È proprio in questa fase che i genitori dovrebbero salvaguardare il benessere dei figli, ed essere forti e capaci di far sentire la loro unione genitoriale.

 

Sicuramente non è facile superare la delusione, la sofferenza, la rabbia ed il fallimento di non essere riusciti a far durare il matrimonio. Certo è che tutto questo non deve pesare gravosamente sul figlio. Ciascun genitore dovrebbe evitare di inserire il figlio nel conflitto con il partner, così come sarebbe auspicabile che il bambino o ragazzo si sentisse libero di passare il proprio tempo con la mamma o con il papà. Sicuramente parlare con i figli, rassicurarli, fornire loro uno spazio di ascolto empatico e accogliente da condividere con entrambi i genitori, permetterà al ragazzo o bambino di percepire quella base sicura cui far riferimento nei momenti di difficoltà. Cari genitori non dimentichiamoci che nostro figlio è il frutto dell’amore di una coppia che ora non c’è più, ma questo frutto va comunque accudito, cresciuto con lo stesso amore e la stessa serenità

Dipendenza da sostanze


A cura di

Dott.ssa Chiara Alcini
Dott.ssa Carmela Di Blasio
Dott.ssa Federica Mazzatenta
Nel bellissimo paese di Rapino si è tenuto  un incontro sull’Uso e Abuso di sostanze stupefacenti. Parlare ai giovani e ai loro genitori delle motivazioni che spingono a provare una droga, delle conseguenze fisiche, neurologiche e psicologiche della dipendenza è sempre importante, poichè solo l’informazione permette di prevenire e intervenire precocemente laddovè nostro figlio, un amico o un conoscente inizia a far uso di sostanze. Tutti sommariamente conoscono le tipologie di droghe, i loro effetti e la diffusione sempre più precoce tra i giovani e giovanissimi.


Pochi tuttavia prendono realmente consapevolezza di cosa significhi dipendenza da sostanza. La dipendenza si crea quando la persona sente la necessità di far uso di una sostanza, e, laddove non ve ne sia la disponibilità, prova un’intensa sofferenza, fisica e psichica. La dipendenza ha una base neurologica:quando assumiamo la sostanza vengono attivati gli stessi circuiti neuronali di comportamenti legati alla sopravvivenza (alimentazione, sessualità, vicinanza fisica con l’altro). Il nostro corpo produce una sostanza chiamata dopamina, che fa esperire una sensazione di piacere, di benessere. Il nostro cervello registra questa sensazione e associa la sostanza all’emozione positiva. Ne richiederà la rievocazione, così che la persona sarà spinta di nuovo all’utilizzo della sostanza.


A livello psicologico, molte ricerche mostrano che le persone che fanno uso di sostanze sono accumanate da una BASSA AUTOSTIMA, da storie segnate da eventi traumatici, e da un’infelicità e insoddisfazione per sè stessi, gli altri e la vita. La BASSA AUTOSTIMA può innescarsi quando i nostri amici ci dicono che siamo brutti, grassi e…. i nostri genitori hanno da noi aspettative eccessive… vogliamo aderire ad ideale di perfezione utopico, irragiungibile. L’insoddisfazione ci sarà sempre poichè è come se volessimo essere i padroni del mondo, quando in realtà siamo semplicemente ragazzi, con le proprie risorse e i propri difetti.


Qualunque sia la motivazione che spinge a far uso di sostanze, bisogna considerare che LA SOSTANZA rappresenta SOLAMENTE UN ANESTETICO ad una sofferenza, un dolore profondo. Anzichè viverla l’emozione andiamo ad agirla, in un modo dannoso per noi stessi. Affronatare le emozioni, parlarne, raccontarle ad un amico, un genitore o uno specialista può rappresentare un modo per iniziare a parlare di un qualcosa che un giorno potrebbe diventare la causa della nostra infelicità.Quello che a volte gli adolescenti dimenticano è che a tutto c’è una soluzione…ogni problema è superarlo…basta volerlo.. LA DROGA, A VOLTE, PUO’ RAPPRESENTARE UNA STRADA SENZA USCITA…. Chiedere aiuto ad uno specialista è una prevenzione efficace…

Rivalutare il primogenito

 

A cura di

Dott.ssa Chiara Alcini
Dott.ssa Carmela Di Blasio
Dott.ssa Federica Mazzatenta

Diventare genitori può essere una delle esperienze più emozionanti ed intense della vita di una coppia. Sentimenti ambivalenti affollano la mente dei neo genitori: gioia, paura, dubbi, fanno sentire i futuri genitori da un lato orgogliosi e fieri del loro nuovo ruolo, dall’altro fragili, insicuri e pieni mille domande e pensieri. Ma nonostante quello che si crede la felicità è pressoché totale? O forse no? La magia di diventare genitori è una fase esaltante dell’amore coniugale, tuttavia, è fondamentale preparare un contesto altamente positivo al bambino affinché realmente si inserisca nel mondo che lo circonda, un mondo che inizialmente è rappresentato dal nucleo familiare per poi arrichirsi e completarsi con l’appartenenza alla società.


Da molti anni oramai si è a conoscenza di quanto sia importante la prima fase di socializzazione, quella fase che permette la costruzione di un legame sicuro tra bambino e caregiver ( spesso la madre), fase che appartiene ai primi anni di vita ma che influenzerà l’ ”essere”del bambino per tutta la vita. Spesso i futuri genitori sono molto presi dal diventare mamma e papà per la prima volta, ma quando accade per la seconda? Spesso chi diventa genitori per la seconda volta, tende a sottovalutare le difficoltà che possono presentarsi con la gestione del primogenito, infatti, benché si parli quotidianamente della gelosia che il primo figlio manifesti apertamentene o velatamente, i tentativi di papà e mamma verso il coinvolgimento del primogenito sono più difficili del previsto.

 

In una società dove diventare genitori è sempre più spesso frutto di una pianificazione ragionata della coppia, sembra importante non trascurare e non sottovalutare l’effetto psico/emotivo che ha o potrebbe avere l’arrivo di un fratellino o sorellina sul primogenito. Se l’arrivo del primo figlio per la coppia rappresenta la novità e la sorpresa, l’arrivo del secondo potrebbe sembrare una naturale conseguenza. Ma non è così: ogni figlio dovrebbe essere una nuova esperienza, una nuova ed immensa emozione un nuovo impegno per la vita.


Unica differenza è la presenza del primogenito, un bambino che per un certo periodo di tempo è stato figlio unico, che è abituato a considerare mamma è papà in maniera esclusiva, un bambino che non ha certo la consapevolezza di comprendere che l’amore di mamma e papà non diminuisce nei suoi confronti, ma è una amore che si moltiplica all’infinito, non ha la capacità di capire che il fratellino non è un usurpatore, ma un nuovo membro della famiglia. Il primogenito si trova a provare tutte queste inconsapevoli sensazioni che spesso i genitori definiscono “gelosia” verso il fratellino o sorellina, una gelosia che può portare il primogenito in modo manifesto o latente a provare rabbia, tristezza e infelicità. Qui entra in gioco la capacità dei genitori e di chi è più vicino al bambino di relazionarsi con il primogenito e di coinvolgerlo. Da qui nasce il suggerimento di rivalutare il primogenito, una specie di “manuale d’uso” un progetto di famiglia sul come coinvolgere il primo bambino nella nascita e accoglienza del fratellino che da lui potrebbe essere visto come “usurpatore”.


Le parole chiave sono coinvolgimento, attenzione, ascolto e amore. Quando arriva i fratellino, che ha necessità di tante cure, per stanchezza o mancanza di tempo si tende a trascurare un pò il primo figlio, oppure si chiede un aiuto ai “nonni o zii …” per l’accudimento del primo figlio, ma spesso non ci si rende conto che il pensiero di un bambino potrebbe essere” LUI HA PRESO IL MO POSTO” con la mamma. Allora come fare? Potrebbe essere positivo coinvolgere il primo figlio nell’accudimento del neonato, chiedendo a lui, aiuto e consigli. Spesso questa strategia fa sentire il bambino importante, utile, un tassello indispensabile per la mamma. Inoltre si possono ritagliare nella quotidianità momenti di condivisione tra i genitori e i figli. Ad esempio si può coinvolgere attivamente il papà (spesso molto preso dal lavoro) delegandolo con il neonato per avere un po’ di tempo madre/primogenito, e nello stesso modo, è importante avere tempo per padre/primogenito, cosi come è indispendìsabile trascorre tempo genitori/primogenito, e poi tutta la famiglia insieme.

 

Si devono ricostruire tutti questi spazi, dare il giusto ruolo e la giusta considerazione ad ogni sotto sistema componente il micro sistema famiglia che comunque fa parte del macro sistema società. Ma che dire degli “esterni “ che vengono a conoscere il neonato, e che spesso si dimenticano della presenza del bambino più grande? Qualche frase come “ vogliamo far conoscere il “neonato” alla zia? Vieni vuoi presentarglielo tu il fratellino? Che dire di coloro che vengono per la prima volta a conoscere il neonato e portano lui un regalo? Il primogenito, soprattutto se piccolo 2,3,4,anni non sempre comprende perché tutto questo interesse verso il neonato e la sua conseguente esclusione. Occorre, parlare, spiegare che anche con lui è stato fatto lo stesso, coinvolgerlo nell’apertura del regalo. Spesso gli adulti sono portati a pensare che un bambino piccolo non comprende “certi discorsi”, ma non è così. Impariamo a non sottovalutare la capacità di comprensione di un bambino, dialogare con lui parlando in termini semplici e contenuti concreti. Curiamo ogni relazione nella famglia…avrà i suoi frutti!!!

Disturbi del comportamento alimentare

A cura di

Dott.ssa Chiara Alcini
Dott.ssa Carmela Di Blasio
Dott.ssa Federica Mazzatenta

Nella nostra società sempre più si attribuisce un’importanza spropositata alla bellezza e alla perfezione. I media ci bombardano costantemente  di immagini che mostrano modelli estetici di corpi snelli e perfetti per le donne, e robusti e possenti per gli uomini. Guardandoci allo specchio ci ritroviamo ad osservare il nostro corpo e a paragonarlo con le immagini ideali che rimangono scalfite nella nostra mente e naturalmente l’insoddisfazione verso ciò che vediamo invade i nostri pensieri. Iniziamo così a non piacerci, a vedere il nostro corpo e noi stessi attraverso delle lenti deformanti che ci fanno vedere grasse quando in relatà non lo siamo, e ci portano a percepire difetti inesistenti. Credendo che una dieta possa colmare la tristezza e aiutare a migliorare il rapporto con il nostro corpo, pian pian iniziamo a ridurre l’apporto calorico, ad aumentare l’attività fisica.


Senza rendercene conto il cibo, il peso, la magrezza iniziano a diventare il nostro pensiero fisso…Inconsapevolmente siamo caduti nella trappola dei Disturbi del Comportamento Alimentare, la prigione della nostra felicità. Anoressia, Bulimia Nervosa, Binge Eating Disorder sono sempre più diffusi tra giovani e giovanissimi, che attraversano la delicata fase adolescenziale. I cambiamenti fisici, psicologici e relazionali possono indurre nell’adolescente dei grandi turbamenti emotivi, un senso di tristezza e di solitudine che sembrano incolmabili. Spesso si percepisce un senso di inadeguatezza e di inferiorità che si ha difficoltà ad esprimere a parole.

Il cibo diventa così un mezzo disfunzionale che permette temporaneamente di allievare il nostro dolore emotivo. Le ragioni che possono portare all’insorgenza dei Disturbi dell’Alimentazione sono molteplici: ogni persona ha una propria storia.Imparare ad accettare ed esprimere le emozioni positive e negative; apprezzare i difetti e i pregi di sè stessi e chiedere aiuto a professionisti sono delle risorse importanti per affrontare il problema del cibo. Quello che molti adolescenti dimenticano è che a tutto c’è una soluzione, nessun problema è insormantabile.Parlare e esprimere il proprio dolore aiuta ad alleviare la sofferenza che sentiamo dentro di noi. I genitori possono fornire una base sicura che può aiutare ad intervenire quando il cibo diventa un problema. Spesso anche i genitori hanno bisogno di supporto.Lo Psicologo può aiutare ad affrontare anche questo disagio che coinvolge l’intero nucleo familiare.

La magia di essere innamorati


A cura di
Dott.ssa Chiara Alcini
Dott.ssa Carmela Di Blasio
Dott.ssa Federica Mazzatenta
Chi si somiglia si piglia o gli opposti si attraggono… Quante volte abbiamo sentito ripetere queste frasi, e quante altre volte ci siamo ritrovati a pensare in che modo si crea quell’ alchimia che porta due persone a stare insieme per un breve periodo o per tutta la vita. Tuttavia una scelta così complessa nasconde un processo che coinvolge non solo noi singole persone/individui, ma l’intero contesto familiare e culturale in cui siamo cresciuti. Ogni persona ha una propria storia, delle vicende che hanno segnato la propria esistenza.


Siamo nati all’interno di una famiglia, dove i nostri genitori ci hanno accudito e cresciuto con specifiche modalità di attaccamento; pian piano siamo cresciuti, abbiamo sperimentato l’autonomia nelle relazioni con gli altri, o al contrario abbiamo combattuto per avere un’ indipendenza al di fuori della propria famiglia. E dopo anni ci troviamo nel mondo degli adulti: questo mondo che a pensarci ci appariva così lontano, e invece eccoci qui..cosa farò ora? Riuscirò a realizzare i miei progetti? Troverò l’uomo o la donna della mia vita con cui costituirò una famiglia? Interrogativi su interrogativi attraversano la mente delle persone, le paure legate al futuro sono forti, da un lato c’è il desiderio e la voglia di crescere, dall’altro il timore e la paura.


Questa fase del ciclo vitale viene definita periodo del corteggiamento, e si caratterizza per il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Il giovane deve apprendere delle competenze relazionali e utilizzarle nella sua vita sociale, distaccarsi, fisicamente ed emotivamente, dalla famiglia di origine per affrontare esperienze di studio, lavorative e sentimentali. È in questa fase che si inizia a sperimentare la relazione con l’altro sesso. La scelta del partner, la possibilità di trovare la persona giusta, dipende da molteplici aspetti. Tra questi ruolo importante è costituito dall’immagine che ognuno di sè stessi; una buona percezione di sè aumenta il livello di autostima, costituisce una delle basi del benessere e influenza la relazione con l’altro. Altro aspetto importante riguarda il grado di autonomia e di differenziazione raggiunto dalle proprie famiglie. Lo svincolo è un processo bidirezionale che deve avvenire sia da parte dei genitori che riconoscono adulto un figlio, sia da parte del figlio che ha raggiunto buoni livelli di autonomia a livello affettivo, sociale ed economico. Anche il livello di soddisfazione raggiunto nella propria vita, e la presenza di relazioni significative sono aspetti che facilitano la relazione con l’altro.


Cosa ci spinge a scegliere una persona come partner della nostra vita? L’innamoramento o la scelta del partner è scarsamente legata alle caratteristiche fisiche della persona amata. Vediamo spesso, infatti, come pur rimanendo queste caratteristiche inalterate l’amore finisca e la coppia si rompa. Dunque, le persone si innamorano dell’immagine che l’altro ci rimanda di noi, e dell’immagine che a lui rimandiamo, e da questo intreccio e scambio di immagini nasce la relazione, e si forma la coppia. Coppia che, tuttavia, è costituita non solo da lui e lei, ma anche dal modello di coppia che ha lui e le sue aspettative, e il modello di coppia che ha lei e le sue aspettative. Scegliamo dunque quelle persone che sembrano soddisfare le nostre aspettative, i nostri bisogni reconditi, che sembrano possedere quelle caratteristiche relazionali con cui abbiamo familiarizzato nell’infanzia. Condividiamo con l’altro momenti speciali ed importanti, un amore profondo, uno spazio sociale ed un’intimità sessuale.


Il periodo dell’innamoramento è un momento magico per la coppia, in cui si percepisce l’altro come la persona perfetta, l’uomo/donna della propria vita. Guardiamo tutto con gli occhi dell’amore, e accecati da questo forte sentimento potremmo avere la tendenza di idealizzare l’altro, percependolo in modo diverso da quello che è. Talvolta questa idealizzazione può costituire un fattore di rischio per la crisi di coppia: la realtà può apparire diversa da qualla immaginata. E quando avviene ciò dovremmo essere pronti a riaprire l’album dei ricordi della coppia, e fare un viaggio indietro nel tempo, e rivivere la magia del primo incontro, del primo bacio, del primo viaggio e di tutte quelle situazioni che hanno fatto crescere la coppia giorno dopo giorno. Forti di queste emozioni cercare di affrontare il presente, custodendo in un cassetto segreto le idealizzazioni.

Ritrova te stesso per combattere la tristezza

A cura di
Dott.ssa Chiara Alcini
Dott.ssa Carmela Di Blasio
Dott.ssa Federica Mazzatenta

Ci sono dei momenti in cui la vita non sembra avere alcun senso, sentiamo un vuoto interiore, un tristezza che ci accompagna in ogni attimo della giornata.E più desideriamo che tutto cambi, più tutto ci appare sempre uguale, senza senso, senza emozione, doloroso e ingiusto.Pensiamo ai sogni che avevamo da bambini o da ragazzi e la tristezza aumenta e invade il nostro cuore. Siamo ormai grandi e tutto quello che avevamo desiderato per noi è finito in un dimenticatoio nascosto della nostra coscienza.Ognuno di noi ha attraversato periodi bui nella propria esistenza. Il nostro stato d’animo ci ha indotto ad attribuire una valenza spropositata a quello che accadeva, e talmente concentrati a percepire la sofferenza, non ci accorgevamo delle cose belle che abbiamo vicino.


La tristezza è un’emozione che fa parte della vita, dobbiamo imparare a gestirla ed esprimerla, come la gioia o la felicità. Sicuramente è più difficile piangere, o ammettere che c’è qualcosa nella propria vita che non va. Quando però accade che tale emozione persiste da molto tempo e inizia a influenzare negativamente l’ambito lavorativo, sociale e affettivo rischiamo che si possa insinuare in noi un disagio più grande della semplice tristezza, un disagio chiamato DEPRESSIONE!!! Ma prima che ciò avvenga, quando sentiamo che c’è qualcosa che ci rattrista proviamo a chiederci “Ma è questa la vita che vogliamo continuare a vivere? Una vita dove tutto appare senza colore, senza emozione? Ognuno è il protagonista attivo della sua vita, ognuno ha il potere di cambiare quegli aspetti che vorrebbe vedere diversi.


Imparare a dedicarsi del tempo per sè, dove si rimane in silenzio con il proprio Sè, potrebbe aiutare a ritrovarsi, a ritrovare quei sogni che avevamo da bambini, a ritrovare la spontaneità di un tempo, la felicità di quando eravamo piccoli e forti di queste emozioni possiamo provare a guardare quello che ci circonda con occhi diversi, iniziando a guardare con il cuore il mondo, gli altri… Le cose che ci faranno stare male non cambieranno, ma possiamo provare a modificare la modalità con cui ci accostiamo alla vita, alla tristezza… E se proprio abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti, possiamo chiedere un sostegno ad un familiare, un amico, un’insegnante, un medico, e perchè no…ad un professionista formato per superare il disagio: Lo psicologo.

Figli di genitori separati e vacanze estive

Dott.ssa Chiara Alcini
Dott.ssa Carmela Di Blasio
Dott.ssa Grazia Angelucci
Associazione Forensics Psychè

Le vacanze estive dei figli di genitori separati potrebbero essere fonte di stress
L’estate è un periodo tanto atteso dai bambini. Nelle ultime settimane di scuola si fa il conto alla rovescia dei giorni che mancano alla chiusura delle lezioni, si attendono con ansia le vacanze estive, un periodo dedicato ai giochi, al relax al mare o alle escursioni in zone di campagna o montagna. Per i bambini figli di genitori separati, per quanto attesa e desiderata, l’estate rappresenta un periodo particolarmente delicato, poichè dovranno far i conti con la separazione dei genitori e dividersi tra le vacanze con mamma e quelle con papà.


Il periodo estivo appare impegnativo soprattutto per quei bambini che hanno vissuto da poco l’evento della separazione dei genitori. Il periodo invernale è intriso di impegni, e nel tran tran quotidiano di scuola e attività ricreative o sportive i bambini percepiscono meno l’assenza di uno dei genitori, spesso il padre, forse perchè anche i loro coetanei vivono meno la loro presenza in casa. La rassicurante routine quotidiana, viene però spezzata dalle vacanze estive, un periodo in cui la famiglia trascorre più tempo insieme, organizza vacanze, giornate in spiaggia o di relax, crea dei momenti di condivisione e divertimento.

In questi frangenti di vita estiva, potrebbe essere forte nel bambino il confronto con i coetanei, e potrebbe riaccendersi in loro il desiderio di avere entrambi i genitori con lui, e non uno solo o il genitore con il nuovo partner.

Tuttavia per quanto delicata questa situazione, i genitori hanno la possibilità di far vivere ai bambini il periodo estivo in maniera serena, e di condividere e attutire la malinconia del non avere vicino entrambi i genitori. Questo non è semplice, e richiede molto impegno da parte di mamma e papà, che dovranno trovare un accordo sulla gestione del bambino durante il periodo estivo.

Alcuni suggerimenti pratici per genitori sono:

accordarsi sulla gestione del bambino nel periodo estivo, evitando discussioni e confronti accessi in sua presenza. Non dimentichiamoci che discutere davanti al bambino di come organizzarsi con lui, potrebbe indurre il bambino a pensare erroneamente che possa essere stato lui la causa del litigio tra i genitori, o ancora peggio a colpevolizzarsi sulla loro separazione. Soprattutto in separazioni conflittuali è molto difficile accordarsi in maniera armonica, tuttavia per il benessere del bambino è opportuno che i genitori imparino a confrontarsi e a trovare un accordo prima di comunicare qualsiasi decisione al figlio, e soprattutto che evitino di far diventare una competizione tra loro il pretesto di una vacanza estiva.

preparare il bambino al cambiamento delle vacanze. Perchè il bambino viva in maniera serena i cambiamenti che si hanno nella sua routine quotidiana è fondamentale che sia a conoscenza di come il suo tempo venga organizzato, in modo da evitare che si creino false aspettative, e che sia preparato a come trascorrerà l’estate.

trascorrere serenamente il tempo passato in loro presenza o assenza. I bambini hanno bisogno di un adeguato tempo per abituarsi alla ristrutturazione familiare avvenuta con la separazione e compito del genitore sarà quello di rassicurare il bambino sul nuovo status di famiglia,di mostrarsi sereno sia quando il bambino è con lui che con l’altro genitore, e soprattutto evitare di fare commenti poco piacevoli sull’ex compagno, sul suo comportamento o sulle sue abitudini.

Sarebbe opportuno che si preparasse il bambino alla vacanza con l’altro genitore mostrando gli aspetti piacevoli e divertenti che potrà trascorrere con l’altro genitore, anche in sua assenza, mostrando fiducia nell’ex compagno.

ritagliarsi del tempo da trascorrere con i figli, senza l’intrusione di nuovi compagni.
Questo aspetto è molto importante laddove la separazione è avvenuta da poco, e il bambino si sta ancora abituando a trascorrere le vacanze senza l’altro genitore. In questi casi sarebbe opportuno valutare la possibilità di rimandare sia la presentazione del nuovo compagno/a sia la condivisione con lui o lei della vacanza, in modo da dedicare la giusta attenzione e tempo ai bisogni di nostro figlio. I bambini crescono in fretta e cambiano abitudini repentinamente. La vacanza potrebbe rappresentare un ottimo momento per conoscere meglio il figlio, per condividere esperienze e momenti che lui ricorderà da adulto.

evitare l’effetto “boomerang “ del bambino tra i genitori. Per favorire un periodo sereno del tempo trascorso con l’altro genitore, sarebbe opportuno che il tempo trascorso con lui fosse di almeno 7 o 15 giorni, a seconda dell’età del bambino, evitando al bambino di essere sballottato 3 giorni a casa o in vacanza da un genitore e 3 giorni con l’altro. Il bambino ha bisogno di tempo dei suoi tempi per abituarsi e adeguarsi ad una nuova situazione, e, laddove possibile, bisognerebbe garantire una certa continuità nella sua routine quotidiana, una continuità che tenga conto dei suoi bisogni.

accogliere lo stato emotivo del bambino. É possibile che durante il periodo trascorso con uno dei genitore senza l’altro, il bambino possa manifestare tristezza, percepire la mancanza del papà o della mamma ed esprima tali emozioni attraverso capricci o malinconia. In questi casi un attento genitore potrebbe decodificare lo stato emotivo del figlio, e affrontare le sue emozioni, capendo cosa si nasconde dietro al capriccio, evitando un atteggiamento indulgente alle richieste capricciose.

Oltre a questi piccoli accorgimenti, ciascun genitore dovrebbe essere bravo nel mettere da parte rancore, risentimento e dolore, e gestire al meglio l’affidamento del bambino, con maggiore impegno durante le vacanze estive. In questa periodo bisognerebbe porre molta attenzione allo stato emotivo del bambino, considerando i suoi bisogni ed evitando che diventi un pacco postale tra mamma e papà. La gestione serena del bambino richiede anche un grande impegno nel sedare le ansie e la paure legate a lasciare il bambino con l’altro genitore.

Un grande gesto d’amore per nostro figlio potrebbe essere quello di far percepire la fiducia nell’ex-compagno, mostrandosi contenti che il bambino abbia la possibilità di trascorrere del tempo con lui e evitando raccomandazioni o preoccupazioni eccessive.Non dimentichiamoci che il bambino ha bisogno sia dell’accordo di mamma e papà per una crescita serena, sia di poter contare sempre della loro presenza in qualsiasi momento della sua vita, presente e futura.

 

Articolo pubblicato su
L’opinionista – Giornale Online di Informazione ed approfondimento

 


Perchè i bambini litigano

A cura di
Dott.ssa Grazia Angelucci
Dott.ssa Chiara Alcini
Dott.ssa Carmela Di Blasio


Cosa è giusto fare? Intervenire oppure lasciare che se la sbrighino da soli?

“I miei figli litigano di continuo, non ce la faccio più”, “Litigano per qualsiasi cosa!”. Queste sono alcune delle frasi tipiche che ogni genitore dice spesso, soprattutto quando in casa ci sono bambini piccoli. Ma perché i bambini litigano? Cosa è giusto fare? Intervenire oppure lasciare che se la sbrighino da soli?

I litigi dei bambini sono molto comuni e possono nascere per svariati motivi, come il voler giocare a tutti i costi con lo stesso giocattolo, stabilire le regole di un gioco, il contendersi le attenzioni di un genitore, svolgere per primo una certa attività. Tuttti i genitori, o quasi, sanno che durante questi litigi non mancano urli, calci, tirate di capelli e chi più ne ha più ne metta.


Seppur difficile da tollerare per il genitore, il litigio offre al bambino un momento per relazionarsi con se stesso e con gli altri, permettendogli di sperimentare quali sono i propri limiti e le proprie debolezze, ma anche i suoi punti di forza e le sue capacità. Osservando i bambini possiamo comprendere come il litigio rappresenta uno strumento di comunicazione e un mezzo attraverso il quale iniziano a costruire la loro prima vita sociale .


Il bambino inizierà a capire che al mondo non si è soli e confrontarsi con i coetanei fa parte del compito di crescere e diventare grandi. Ad esempio in un contesto come quello dell’asilo, entrando in relazione con gli altri bambini e dovendo condividere degli spazi comuni, capirà che i giochi non sono tutti suoi, ma dovrà imparare a condividerli con gli altri bambini e si ritroverà a volte dover cedere un giocattolo o a rivendicarne l’appartenenza, attraverso un litigio o disaccordo fondamentale per la sua crescita.

Cosa fare durante un litigio? I litigi tra fratelli o sorelle lasciano spesso i genitori disorientati e impreparati nell’affrontarli. Tuttavia evitare i litigi è impossibile! Iniziano durante la prima infanzia e proseguono durante l’adolescenza, e i genitori dovrebbero accettarli cercando di gestire la situazione nel migliore dei modi.

Accettare il litigio. I rapporti tra fratelli, sia dello stesso sesso che non, sono caratterizzati come qualsiasi tipo di relazione da disaccordi, tensioni e talvolta veri e propri scontri. Le interazioni con i fratelli permettono di sperimentare le prime relazioni con i pari, fondamentali per lo sviluppo della competenza sociale del bambino, ossia nella comprensione e in un adeguato utilizzo di tutte quelle regole che riguardano le interazioni sociali, da un punto di vista affettivo, relazionale e cognitivo.

Non intromettersi. Quando i bambini litigano i genitori, spesso esasperati dalla situazione, tendono ad intromettersi per cercare di calmare i bollenti spiriti, poichè le urla, i pianti e il picchiarsi sono difficili da tollerare soprattutto dopo una lunga giornata di lavoro. Spesso è proprio quando i genitori sono intenti a fare qualcos’altro oppure dopo una giornata che sono stati assenti per lavoro che si scatenano i litigi migliori. Questa è una modalità messa in atto dai bambini per richiamare l’attenzione e per mettersi in mostra.


In linea generale i genitori dovrebbero accogliere il bisogno del bambino espresso attraverso il litigio, e limitarsi a vigilare dall’alto in modo da evitare la messa in atto di comportamenti pericolosi. Nel caso in cui la situazione dovesse degenerare, arrivando allo scontro fisico, sarebbe opportuno allontanare i fratelli, magari collocandoli in stanze diverse. Nel caso in cui i bambini non riescano a risolvere il conflitto da soli e hanno difficoltà a trovare un accordo , l’intervento del genitore dovrebbe essere il più possibile neutrale, assumendo il ruolo di mediatore e mai di giudice, in modo da evitare che si creino alleanze con un figlio a scapito dell’altro.

Il genitore nell’intervenire dovrebbe evitare di alzare la voce e soprattutto le mani. Bisognerebbe ricordarsi che per i bambini i genitori rappresentano dei modelli da imitare e attraverso loro apprendono qual è il giusto comportamento da adottare. E se fossero proprio i genitori ad urlare e ad alzare le mani, il bambino avrebbe difficoltà ad adottare un comportamento diverso con il fratello e i coetanei, e chiedere loro di non farlo sarebbe paradossale, e invierebbe un messaggio ambiguo che renderebbe insicuro e potrebbe disorientare il bambino.

Non cercare un colpevole. Da parte del genitore è fondamentale non cercare il colpevole, oppure il chi ha iniziato per primo perché cosi facendo il bambino sperimenterà delle emozioni negative sentendosi inadeguato e in lui aumenterebbero rabbia e risentimento. Nel tentativo di far terminare il prima possibile il litigio sarebbe utile cercare di sviluppare un clima di confronto e di dialogo, in cui poter esprimere le proprie motivazioni e i propri pensieri al diretto interessato, in modo tale che ognuno dei due verrà a conoscenza del punto di vista dell’altro.


I bambini piccoli non sono ancora in grado di verbalizzare le proprie emozioni, pensieri e sentimenti ed è per questo motivo che spesso “arrivano alle mani”, dunque il compito del genitore dovrebbe essere quello di riformulare tutto ciò che è stato detto dai bambini, verbalizzando le emozioni con frasi tipo “capisco quello che stai provando e come ti sei sentito …”.

Evitare confronti. Frasi come ” sei sempre tu il solito che inizia”, “sei il solito prepotente”, “guarda com’ è stato bravo tuo fratello”, possono ferire profondamente il bambino, generando rabbia che potrebbe aggravare il litigio in corso. Un bambino messo continuamente a confronto con i fratelli, ma anche con i coetanei non si sentirà mai all’altezza delle aspettative dei propri genitori. Il compito fondamentale di ogni genitore dovrebbe essere quello di valorizzare i lati positivi e le capacità di ciascun figlio, cercare di decodificare in maniera neutrale le situazioni e orientare il bambino verso una soluzione costruttiva, cercando di far passare il messaggio di quanto sia importante il rispetto degli spazi e dei bisogni degli altri.

Per quanto questi suggerimenti siamo delle piccole linee guida per affrontare i litigi tra i figli, sarebbe riduttivo pensare di risolvere i conflitti quotidiani con delle semplici regole educative. Ciascun genitore si trova costantemente immerso nella relazione con i propri figli, e agire in maniera neutrale non sempre è così facile. Tuttavia un buon allenamento nel cercare di accettare il litigio, nel tentare di lasciare gestire l situazione ai figli senza intromettersi, ed evitare di cercare un colpevole e fare, potrebbe aiutare a gestire in modo più funzionale il caos creato dai litigi e discussioni tra fratelli.

 

Articolo pubblicato su
L’opinionista – Giornale Online di Informazione ed approfondimento

 


Dipendenza da internet

A cura di
Dott.ssa Grazia Angelucci
Dott.ssa Chiara Alcini
Dott.ssa Carmela Di Blasio

Allarmi: spesso le persone sostituiscono la comunicazione via web alla relazione tra persone. E per quanto l’uso del computer possa essere una risorsa, nasconde limiti attualmente insormontabili

Negli ultimi decenni si è assistito ad un uso sempre più diffuso e frequente dei mezzi di comunicazione virtuale e allo sviluppo di social network che per molti ragazzi e adulti rappresenta un nuovo canale di comunicazione. Per quanto lo sviluppo di tali tecnologie abbia in sè il vantaggio di facilitare la possibilità di comunicare con persone che si trovano dall’altra parte del mondo a costi molto ridotti, e di conoscere persone nuove o riallacciare i contatti con amici con cui ci si era persi di vista, dobbiamo tenere a mente che l’uso massiccio di tali tecnologie racchiude in sè dei pericoli.

Infatti si assiste molto frequentemente ad un uso incontrollato di internet e social network, a disposizione sui computer e sui telefonini, un uso talmente eccessivo da provocare una dipendenza chiamata “Internet Addictions Disorder” o “dipendenza da internet” .La dipendenza da internet si colloca tra le “ nuove dipendenze”, o usando il termine inglese “new addictions”, che si sono sviluppate negli ultimi decenni. Esse comprendono quei comportamenti che, anche se socialmente accettati, vengono ripetuti in modo ossessivo dalla persona, tanto da determinare una vera e propria dipendenza, che, pur non comportando l’uso di sostanze psicoattive, può compromettere la qualità della vita della persona in maniera preoccupante.

Esempi di nuove dipendenze sono gli acquisti compulsivi, il gioco d’azzardo. Nella dipendenza da internet, uno degli aspetti da osservare e tenere sotto controllo è il tempo e la frequenza di attività al computer. Un incremento delle ore di collegamento ad internet, accompagnato da una riduzione delle ore di sonno e dalla tendenza a controllare ripetutamente siti, chat, social network, sono considerati dei comportamenti eccessivi che potrebbero esporre la persona a diventare dipendente da internet.

Si parla, però di dipendenza solo quando tali comportamenti creano un malessere generale, tali da compromettere la vita sociale, relazionale, affettiva e lavorativa o di studio della persona. In questi casi, si percepisce un impulso incontrollabile ad usare il pc, a collegarsi a siti o social network preferiti, un impulso che non riesce a gestire.

MA COSA SPINGE LE PERSONE AD ABUSARE DI INTERNET? – L’utilizzo eccessivo di internet, sarebbe determinato da un senso di vuoto, da un vissuto di solitudine che la persona percepisce, e da una grande difficoltà nel creare delle relazioni al di fuori della realtà virtuale del computer.L’aspetto relazionale appare predominante nella dipendenza da internet. Le persone tenderebbero a preferire interazioni on-line piuttosto che relazionarsi con persone del mondo reale.

Questo accade poichè le comunicazioni virtuali trasmettono l’illusoria sensazione di trovare un’interlocutore con cui condividere interessi, stati d’animo ed emozioni, con cui sfogarsi per eventi positivi e negativi della routine quotidiana, una persona virtuale che ci capisce e che riusciamo a capire.

La comunicazione virtuale, tuttavia, è ben diversa dalle interazioni della vita quotidiana, dove ci sperimentiamo nella relazione con gli altri e mettiamo in gioco le nostre abilità relazionali. La comunicazione diretta tra persone investe la sfera emotiva degli individui. Scegliendo il “Web” queste dimensioni sono meno stimolate, interessate, e allenate, e la comunicazione diventa più impersonale.

Le emozioni sono parte della nostra vita, del nostro mondo interiore, investono il nostro Io e il nostro Sè. Ogni persona ha bisogno di essere nutrita di emozioni reali, che possono infondere sensazioni, di armonia, gioia, allegria, tristezza, amore, empatia e irrompere nella quotidianità.

La comunicazione virtuale trasmette solo emozioni vuote, che temporaneamente riescono a colmare il senso di vuoto e di solitudine che percepiamo nella nostra vita, ma che una volta spento il pc invadono noi stessi, facendoci sentire ancora più soli, più tristi e più invasi dai nostri pensieri e problemi.E così, caduti nel vortice della dipendenza da internet, ci chiudiamo ancora di più in quattro mura davanti ad un computer, cercando una realtà gratificante, che ci faccia dimenticare ciò che nella vita reale ci ha deluso, non ci piace e non ci soddisfa.

MA LA SOLUZIONE A TUTTO QUESTO PUÓ ESSERE SOLO IL COMPUTER E LA REALTÁ VIRTUALE CHE CI SIAMO CREATI? – Assolutamente no. Per combattere realmente il senso di vuoto e di solitudine dobbiamo reagire a quello che ci accade, cercando degli stimoli che possono darci la spinta a riattivare le interazioni con persone del mondo reale. Sicuramente mettersi in gioco non è semplice, ma nemmeno impossibile.

Dobbiamo pian piano riassaporare il piacere della comunicazione e della interazione diretta con l’altro, e allenarci a gestire le gratificazioni e le delusioni che le relazioni interpersonali ci regalano. Quando da soli abbiamo difficoltà ad immergerci nel mondo reale, possiamo chiedere un aiuto allo psicologo, che attraverso un percorso di supporto psicologico, può aiutarci a riprendere in mano la nostra vita, attraverso un viaggio alla riscoperta di sè stessi. E solo quando siamo immersi in una situazione dove abbiamo una vita relazionale reale, internet può rappresentare uno strumento aggiuntivo, comodo, facile ed psico-emotivo-economico per espandere la nostra sete sociale.


Articolo pubblicato su
L’opinionista – Giornale Online di Informazione ed approfondimento


Come affrontare al meglio una separazione: le conseguenze e alcuni suggerimenti pratici

 

A cura di Dott.ssa Grazia Angelucci Dott.ssa Chiara Alcini Dott.ssa Carmela Di Blasio

Il divorzio o la separazione sono eventi dolorosi per le coppie, e rappresentano l’epilogo inevitabile di un matrimonio gravemente compromesso dal disaccordo, dove la comunicazione passa attraverso un dialogo fallimentare con il partner, dove si tende a puntualizzare, recriminare, rinfacciare e predicare su ogni aspetto della vita quotidiana.Seppur inizialmente la separazione può essere percepita come una liberazione da una situazione vissuta come insopportabile, con il tempo ciascun partner dovrà fare i conti con l’elaborazione di questo evento non programmato che li coinvolge.


Infatti quando una coppia decide di sposarsi pronuncia la fatidica frase “…prometto di esserti fedele sempre… di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”. L’aspettativa, dunque, non è quella di trovarsi dopo mesi, anni o decenni a dover affrontare la chiusura di una storia d’amore, di un progetto di vita creato a fianco di una persona su cui si è investito molto a livello affettivo, emotivo, relazionale. Ed ecco che le conseguenze di un divorzio toccano quasi tutti i lati della nostra esistenza, a partire da un profondo cambiamento dei piccoli momenti della routine quotidiana.
Sul piano psicologico il divorzio è considerato una perdita affettiva importante che racchiude in sé tante altre perdite (economiche, pratiche, sociali, familiari, ecc). Ciascun partner dovrà rielaborare la perdita della persona significativa della propria esistenza, affrontare tutte le reazione emozionali ad esse connesse, e accettare di vivere senza l’altro che continua la sua vita indipendente da lui. Ciascun partner dovrà affrontare aspetti emozionali importanti con la separazione.
La persona che decide di interrompere la relazione si trova a fare i conti con il peso della responsabilità della decisione, e la sua mente sarà invasa dal dubbio di aver fatto la scelta giusta e dai sensi di colpa per aver abbandonato la compagna e per non trascorrere più lo stesso tempo con i figli; chi viene lasciato, emotivamente maggiormente coinvolto, vive una dolorosa esperienza di abbandono e di rifiuto che può intaccare in modo molto profondo l’autostima e la fiducia nell’amore e nel futuro. Talvolta il dolore è così feroce che paralizza e annienta, e può togliere il sonno e l’appetito, oppure al contrario far mangiare e dormire senza tregua.
COME AFFRONTARE AL MEGLIO UNA SEPARAZIONE? – Affrontare al meglio una separazione si può. Il primo consiglio utile è quello di riuscire a osservare e vivere questo importante cambiamento in modo attivo, senza focalizzarsi sugli aspetti colpevolizzanti e frustranti ad esso connessi.

Alcuni suggerimenti pratici sono:
– concedersi un tempo adeguato per poter elaborare la perdita del distacco dall’altro;
– imparare a sostituire i sentimenti di colpa e di fallimento nei confronti di se stessi e degli altri con una visione che riconosca un valore di apprendimento da un’esperienza dolorosa qual’è la separazione;
– vivere tutti i cambiamenti connessi alla separazione ed evitare sia di lasciarsi andare, sia di attuare comportamenti autodistruttivi;
– affrontare ed accettare le proprie emozioni, senza evitare il dolore.

L’elaborazione del dolore è una tappa fondamentale per il superamento di eventi della vita, e permette di capire i propri errori e di migliorare gli aspetti critici di sè stessi.
Una volta elaborato il trauma del distacco dall’altro sarebbe auspicabile cercare di creare un dialogo costruttivo con l’ex compagno, in modo da confrontarsi su aspetti nodali della separazione e trovare un accordo su questioni che riguardano entrambi.
Cercare di mettere in atto queste piccoli consigli non sempre è così semplice. Per tale motivazione spesso può essere necessario chiedere un supporto allo psicologo, per elaborare i vissuti di rabbia, dolore, confusione e disorientamento che accompagnano questo evento, per attribuire nuovi significati alla passata relazione, riscoprire valenze diverse a situazioni che ci apparivano insuperabili. Tutti i rapporti, anche quelli più negativi e più autodistruttivi, hanno qualcosa da insegnarci, anche solo di diventare più consapevoli dell’importanza della propria serenità personale.
E QUANDO NELLA SEPARAZIONE CI SONO I FIGLI? – Il primo pensiero di un genitore quando decide di separarsi va al figlio e a come riuscire ad affrontare la separazione senza che viva questo evento come un trauma. Uno dei compiti dei genitori sarà quello di accordarsi su come comunicare al figlio la loro separazione. Molti genitori entrano in crisi poiché immaginano che la notizia susciterà sentimenti di rabbia, tristezza e angoscia, e preferiscono rimandare o evitare l’argomento.
Tuttavia non comunicare subito la notizia aumenta la destabilizzazione del bambino e li fa sentire traditi e ingannati dai loro genitori. Ogni genitore dovrebbe tenere a mente che i bambini, anche i più piccoli, sono dotati di enormi capacità di adattamento e sono in grado di affrontare con serenità anche le situazioni che ci sembrano più difficili.

Non dimentichiamoci però che i bambini sono inseriti in un contesto più ampio, quello familiare, e la loro capacità di affrontare questo cambiamento della struttura familiare dipende da come mamma e papà, e tutte le figure che gli sono attorno, vivranno e elaboreranno questo evento.
A seconda dell’età del bambino bisogna utilizzare un linguaggio adeguato.Con un bambino molto piccolo è necessario semplicemente garantire la presenza del genitore che va via da casa , e riuscire a creare dei momenti di condivisione esclusiva che si inseriscono nella sua routine quotidiana del bambino. Sarà il genitore che dovrà adattarsi ai ritmi del piccolo. Per i bambini dai sei/sette anni in poi, mamma e papà possono costruire una storia condivisa sulla separazione, spiegando ad esempio che mamma e papà continueranno a volersi bene pur vivendo in due case separate, e garantire al bambino che loro ci saranno sempre per lui, che l’amore nei suoi confronti rimarrà invariato.

Con gli adolescenti basterà esplicitare che il disaccordo tra mamma e papà li ha portati a separarsi, e che questo cambiamento porterà serenità a tutti. D’altronde un ragazzo adolescente vive e percepisce le discussioni e i dissapori tra i partner.
Seppur la separazione dei genitori è un evento imprevedibile per la coppia e per i figli, è possibile affrontare con serenità questo importante cambiamento della vita familiare, garantendo amore, presenza di mamma e papà e condivisione di una linea educativa ed affettiva che volga al benessere dei figli. Cari genitore non dimentichiamoci che nostro figlio è il frutto dell’amore di una coppia che ora non c’è più, ma questo frutto va comunque accudito, cresciuto con lo stesso amore e la stessa serenità.

Corpo

Mente

Spirito

I nostri corsi

GESTIONE DELL'ANSIA E DELLO STRESS

Gestire l’ansia e lo stress è possibile attraverso il training autogeno e la mindfulness. Ogni persona imparerà a vivere il momento presente, a percepire in modo completamente nuovo le delusioni, i fallimenti e i dolori, causati dalle nostre o altrui scelte, percependo un cambiamento dentro sè stessi, e non nelle cose che ci circondano.

Per informazioni
Tel.348 4219186 - 329 7795801

Email psicologa.diblasio@gmail.com

ALIMENTAZIONE E SESSUALITA' 

Cibo e sesso sono da sempre considerati tra i piaceri più appaganti della vita. Non è un caso che molte alterazioni del comportamento alimentare finiscano con l'esercitare un'influenza sulla sfera sessuale. Il corso permetterà di conoscere meglio i fattori che incidono sul comportamento alimentare, e di migliorare il rapporto con se stessi e con gli altri, in particolare nella sfera sessuale. 


Per informazioni
Tel.348 4219186 - 329 7795801
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GENITORI: UN MESTIERE DIFFICILE?
MADRE E PADRE NELLA CRESCITA DEL LORO BAMBINO

Con due Psicologi della famiglia verranno affrontate tematiche connesse alla genitorialità, per chiarire dubbi, incertezze e curiosità sul complesso e affascinante ruolo di genitore. Su richiesta è possibile creare degli spazi di condivisione fra genitori con figli in età adolescenziale per potersi confrontare sulle relative tematiche.

Per informazioni
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COMUNICARE EFFICACEMENTE

La comunicazione efficace è uno strumento relazionale che ci consente di esprimere liberamente i nostri bisogni e le nostre emozioni rispettando contemporaneamente quelle degli altri. Il corso permetterà ai partecipanti di diventare consapevoli del loro stile comunicativo così da migliorare l’efficacia delle loro abilità relazionali.


Per informazioni
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AUTOSTIMA E ASSERTIVITA' 


Se l'immagine che abbiamo di noi stessi risulta insoddisfacente essa determina negativamente il nostro comportamento, portandoci insicurezza e difficoltà ad esprimere le opinioni. Il corso è rivolto a coloro che antepongono le altrue esigenze alle proprie e vogliono scoprire le proprie potenzialità per essere finalmente sicuri di sè.


Per informazioni
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SMETTERE DI FUMARE

Ogni partecipante viene aiutato a smettere con alcune tecniche a carattere psicologico al fine di rendere più consapevole il fumatore, approfondire le motivazioni dell’abitudine al fumo, proporre comportamenti che aiutano a rimandare il fumo sino ad eliminarlo e sostituirlo con valide alternative.

Per informazioni
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Le nostre interviste

I CAPRICCI DEI BAMBINI

 

A Mattino 6 del 21 giugno 2013 la Dott.ssa Chiara Alcini e la Dott.ssa Carmela Di Blasio
parlano dei capricci del bambino. Guarda il video e condividi!

L'IMPORTANZA DELL'ACCORDO FAMILIARE


I temi che verranno affrontati in questa puntata di mattino 6
dalla Dott.ssa Chiara Alcini e dalla Dott. ssa Carmela Di Blasio, riguardano l’importanza dell’accordo genitoriale, il disagio che si crea quando non si raggiunge e le strategie educative da mettere in atto per conservare l’equilibrio familiare. Si parlerà anche del bullismo e di come combatterlo.

PSICOLOGIA E MEDICINA ESTETICA

Intervista a Mattino 6
L’associazione Forensics Psychè parla di  “Psicologia e medicina estetica”

Cosa spinge una persona a rivolgersi a un medico estetico?


SEPARAZIONE: COME GESTIRLA AL MEGLIO

L’associazione Forensics Psychè parla di Separazione, come gestirla al meglio e come comunicare ai propri figli questo cambiamento della vita familiare.


LA COPPIA CHE SCOPPIA

Intervista a Teleponte

QUANTA STIMA HO DI ME? L'EROE SONO IO L'IMPORTANZA DELL'AUTOSTIMA

Il 7 Marzo 2014  presso il Salotto Culturale Semprevivo a Chieti, si è svolto il primo incontro tenuto dall'Associazione Psychè sui principi base legati all’autostima: l’identità, il comportamento e la comunicazione. In particolare sono state affrontate PICCOLE STRATEGIE per superare l’insicurezza ed incrementare la fiducia in se stessi.


COME FACCIO A COMUNICARE EFFICACEMENTE


Il 14 Marzo presso il Salotto Culturale Semprevivo a Chieti, si è svolto il secondo incontro dell'Associazione Psychè il cui tema è stato: Come faccio a comunicare efficacemente?  Parole in movimento: comunicazione verbale e non verbale
Il tema dell’incontro ha riguardato agli assiomi della comunicazione nei suoi aspetti verbali e non verbali. Sono stati analizzati i vari aspetti che rendono una comunicazione chiara ed efficace all’interno dei diversi contesti.


COME SONO LE MIE RELAZIONI IN FAMIGLIA? IL CERCHIO DELLA VITA: FIGLI, GENITORI E NONNI


Venerdì 21 Marzo 2014 presso il Salotto Culturale Semprevivo a Chieti si è svolto il terzo incontro dell'Associazione Psychè il cui tema è stato: Come sono le mie relazioni in famiglia? Il cerchio della vita: figli, genitori e nonni.

L’incontro verterà sulla relazione esistente tra figli, genitori e nonni. Saranno trattati gli stili educativi assunti nei diversi ruoli, le diverse modalità comunicative e affettive

L'ETA' DELL'ORO: IL PENSIONAMENTO


Il 28 Marzo 2014  presso il Salotto Culturale Semprevivo a Chieti si è svolto il quarto e ultimo  incontro dell'Associazione Psychè il cui tema è stato: come  affronto il pensionamento?

L’incontro tratterà tematiche relative alla nuova fase del ciclo vitale: “ il pensionamento”. Verranno approfondite le emozioni, le aspettative, i timori ed i sogni propri di questa fase

S.O.S. GENITORI, al servizio del benessere della famiglia

Corso di accompagnamento alla nascita con Psicologi, Ostetrica, Genecologa, Pediatra, Infermiera e Operatori di primo soccorso. Un' èquipè che vi seguirà a casa anche dopo la nascita del bimbo.

Conferenza stampa di Presentazione 

Centro d'ascolto

Genitori - Figli

Conoscere per prevenire ed intervenire