La nascita di un figlio: la mia coppia non va in pensione

A cura di
Dott.ssa Chiara Alcini
Dott.ssa Carmela Di Blasio
Dott.ssa Federica Mazzatenta
La nascita del primo figlio costituisce una fase importante nella vita degli individui e della nascitafamiglia; segna la transizione da coppia di coniugi a triade familiare; e sarà la riuscita o il “fallimento” di questo passaggio a condizionare fortemente (ma non necessariamente per sempre) l’evoluzione del ruolo di genitore e di quello di coppia.Nella quotidianità familiare i partner si trovano a negoziare il loro ruolo di genitori e quello di coppia coniugale;devono cercare una nuova modalità relazionale, che sembrerebbe riattivare tutta una serie di pensieri e fantasie legati in particolare al proprio essere stati figli, alle modalità relazionali apprese nella propria storia familiare e ritenute più idonee.

Ogni genitore, consapevolmente o inconsapevolmete, nel momento della nascita di un bambino prova sentimenti ambivalenti: oltre alla gioia e alla felicità di avere il bebè, è assalito da dubbi, timori, insicurezze che riguardano da un lato come riuscire a gestire un figlio, dall’altro come preservare la qualità della relazione di coppia.Dunque pardossalmente questo lieto evento può costituire o un momento di grande crescita per la coppia, oppure essere una delle cause di forti crisi nella coppia. Ma cosa c’è dietro la crisi? Ognuno dovrebbe tenere a mente come l’arte di essere genitori comporta una serie di cambiamenti che inducono ad una riorganizzazione della vita familiare, che dovrebbe portare la coppia a non dimenticarsi di preservare uno spazio vitale per sè.Alla base della crisi sembrerebbe esserci un dimenticare che l’essere genitori non mandi in pensione il ruolo di amanti.


La coppia che si è formata prima della nascita dei figli dovrebbe cercare di mantenere uno spazio “segreto” solo per sè; cercare di preservare i tre aspetti fondamentali nella funzionalità della coppia, ossia affettività, socialità, sessualità.Questo perchè ogni persona ha il diritto e dovere di percepire sè stesso come facente parte sia di una famiglia che di una coppia. L’esperienza clinica insegna che troppo spesso si è immersi nel cercare di essere ottimi genitori, dimenticandosi che il figlio è il frutto dell’amore di una coppia che si è costituita prima della sua nascita.


A volte basterebbe ripercorrere nella memoria cosa ci ha fatto innamorare dell’altro, ricordando quei momenti magici che hanno caratterizzato la propria coppia, ritrovando il piacere dei piccoli momenti passati con il parner; o anche semplicemente condividendo un momento di intimità, di interesse comune che esclude il figlio e riguarda solo loro. Compito non facile sembrerebbe anche quello di stabilire dei confini adeguati e calibrati con i figli, e allo stesso tempo con quelle persone significative che intervengono nella crescita del bambino. Non esiste un manuale di “come essere bravi genitori” e soprattutto di “come riuscire a mantere “giovane” una coppia”, certo è che mantenere vivo nel cuore il sentimento che ci ha fatto innamorare dell’altro permette di coinciliare più serenamente l’essere coppia e essere genitori.

Mio figlio adolescente ... che caos in famiglia!

A cura di
Dott.ssa Chiara Alcini
Dott.ssa Carmela Di Blasio
Dott.ssa Federica Mazzatenta

Essere genitori è il lavoro più complesso che ci troviamo a dover svolgere nella nostra vita, e lo diviene ancora di più quando i figli sono adolescenti.Relazionarsi con loro non è certo quanto di più facile esista al mondo. Gli adolescenti, infatti, si trovano in una fase delicata di passaggio tra l’infanzia e l’età adulta, in cui si producono profondi cambiamenti fisici, psicologici, relazionali e sociali.Le modificazioni che avvengono nei ragazzi nel periodo adolescenziale inevitabilmente investono anche la relazione fra genitori e figli e l’intera organizzazione familiare.


L’adolescenza è dunque un periodo che spesso “mette in crisi” non solo gli stessi adolescenti, ma anche i loro padri e le loro madri, assillati, proprio in questa fase della vita, da dubbi e domande sul proprio ruolo educativo.I genitori, spesso si rivolgono a psicologi, psicoterapeuti, medici, amici e talvolta anche a parroci, per cercare uno spazio empatico di ascolto e di supporto, delle indicazioni sulle linee guida o strategie da seguire per aspetti che riguardano la loro figlia/o divenuta ultimamente ingestibile. Frequentemente descrivono l’inizio di una metamorfosi che li lascia impreparati e confusi. Ha nuovi amici con cui esce il pomeriggio, alcuni li conosciamo, altri no. Le sue richieste di libertà sono per noi difficili da accettare, se gli chiediamo di parlare e di confidarsi rimane in silenzio oppure va nella sua camera, perché dice che tanto non capiremmo i suoi pensieri ed i suoi desideri.


A volte ha degli atteggiamenti aggressivi ed eccessivi nei nostri confronti. Non riusciamo più ad avere nessun controllo, sembra poi che io sia diventata per lei un nemico da affrontare. Le parlo ma a volte mi sembra sia meglio tacere e lasciare perdere. Anche con suo padre i rapporti sono tesi e mio marito è scoraggiato perché vede un muro tra se e la figlia. Questa situazione ci sta un po’ disorientando e non sappiamo come comportarci. A questi pensieri seguono i mille interrogativi che invadono la loro mente. ” Com’è che i figli, a partire dall’adolescenza, cambiano così tanto? Sono forse gli amici, la compagnia, la scuola a cambiarli? Come bisogna reagire ai loro comportamenti? Bisogna essere coerenti come genitori è cioè stare fermi sulle proprie decisioni? Ma è vero che anche i genitori devono cambiare? Ma in cosa ho sbagliato? “.


Ma per comprendere meglio questo periodo, bisogna allargare lo zoom sull’intero nucleo familiare, e considerare la metamorfosi che avviene nell’organizzazione relazionale della famiglia in questa delicata fase del ciclo vitale chiamata periodo centrale del matrimonio.La famiglia deve essere in grado di promuovere il cambiamento in tempi brevi rispetto ai periodi precedenti. La metamorfosi infatti è repentina e vistosa; investe in primo luogo il corpo fisico dell’adolescente, e poi, con altrettanto potere trasformativo, l’intero corpo familiare. Deve dunque avvenire una ristrutturazione delle modalità relazionali con i propri figli: il rapporto adulto- bambino si deve trasformare in quello adulto-adulto, ma sempre all’interno della relazione specifica genitore-figlio. Ciò significa che i genitori pur dovendo mantenere ancora l’importante ruolo educativo fornendo regole e valori, dovranno iniziare a lasciare ai ragazzi una maggiore autonomia; cercando di mantenere con il figlio uno spazio di condivisione, ascolto e comunicazione empatica e non giudicante.


Se guardiamo l’adolescenza con gli occhi del ragazzo, inevitabilemente dobbiamo considerare la valenza che questo periodo ha nella sua crescita e formazione. Incosciamente, il ragazzo vive l’adolescenza con sentimenti ambivalenti: se da un lato desidera essere adulto e autonomo, dall’altro ha bisogno ancora della guida dei genitori. È come se si ritrovasse ancora “bambino” in un corpo da adulto. In questa fase di ribellione egli frequenta maggiormente i coetanei, si crea nuove amicizie; si sperimenta all’interno di relazioni sentimentali; inizia a confrontare le regole ed i valori della famiglia con quelli del mondo esterno, e a mettere in discussione regole e miti familiari.


Per un adolescente gestire questa complesso intreccio di cambiamenti fisici, psicologici e relazionali non sempre è facile, ed è proprio in questo periodo che possono insidiarsi i primi segni di disagio giovanile, che, se preventivamente decodificati, possono essere facilmente superati. Dal punto di vista dei genitori questo periodo li porta a dover gestire momenti di forte conflittualità familiare, in cui esiste il rischio che il rapporto genitori-figli possa bloccarsi, senza che ne l’ uno ne l’altro siano in grado di ristabilirlo. Nella fase centrale del matrimonio inoltre c’è una focalizzazione sia sui temi della vita coniugale che su quelli della carriera lavorativa. La coppia coniugale in questo periodo ha maggior tempo da dedicare a sè stessa: finalmente inizia a riappropriarsi di spazi fin’ora occupati dai loro figli.

Questo cambiamento non sempre viene vissuto con serenità poichè può accadere che, immerse esclusivamente nel ruolo genitoriale, la coppia non si riconosce più come tale. A livello lavorativo,può accadere che il marito o la moglie di solito si trovano in un periodo della loro carriera in cui o ci si accorge di non aver realizzato le aspettative giovanili e per questo insorge l’insoddisfazione che si ripercuote sulla famiglia e nel rapporto di coppia; oppure al contrario si può essere arrivati all’apice della carriera, ci si sente più attraente e seducenti, ma il partner si relaziona a noi con le stesse modalità relazionali. Spiegare in poche righe il mondo celato dei cambiamenti adolescenziali è impresa impossibile, certo è che coglierne gli aspetti principali permette di affrontare con maggiore consapevolezza e sicurezza un periodo delicatissimo della vita familiare. L’essere genitori è un’ arte che ognuno impara per tentativi ed errori.